Opinioni

L’inverno, se sai come farlo

Il senso di colpa lo regalano in sala parto, su questo si regge ogni inverno di un neonato e di un bambino

Di Elena Marinelli

Se cerchi su una libreria on line “se sai come farlo” scopri che puoi fare moltissime cose, se sai come farle e queste cose, per il solo fatto di sapere come farle, diventeranno facili: smettere di fumare, smettere di fumare veramente, smettere di fumare senza ingrassare, smettere di amare, smettere di essere triste, smettere di provare emozioni negative, smettere di sposarti, controllare il peso, scoprire le bugie.

Soprattutto: è smettere che sarà facile.

Sui figli non c’è quasi nulla, tranne uno svezzamento facile a cura di una pediatra molto amata sul web, uno dei pochi posti dove uno non dovrebbe chiedere niente di medico, figuriamoci di pediatrico — ricette per la merenda a parte. Pretendere che la pediatria sia semplice e che qualcuno possa spiegartela sarebbe possibile solo se stessimo parlando di libri di fantascienza o di fiction distopica. Quindi non si capisce perché, dato che non so come farlo e non è nemmeno lontanamente facile, chiunque, sempre, sappia cosa dire e far fare con un grado di approssimazione prossimo alla perfezione. Il self-help della pediatria, dei genitori-che-sanno-come-farlo, quello facile-facile, non esiste, eppure esistono mille momenti in cui una madre o un padre è portato erroneamente in giudizio (tralasciandone, peraltro, mille altri in cui, invece, si dovrebbe).

Mangia? Solo il latte? Ancora? Non gli insegni l’indipendenza.
Mangia? Latte e pappe? (Variante di: allattamento misto?) No! Farà confusione.
Dorme ancora nel lettore? A un anno? Non riuscirai mai più a metterlo nel lettino.
Dormi e non lo svegli per allattarlo? Non ti verrà mai abbastanza latte!
Gli dai gli antibiotici a sette mesi? Non avrà mai il sistema immunitario forte.
Lo hai mandato al nido a cinque mesi? E un figlio cosa lo hai fatto a fare?
Sei tornata a lavorare così presto? E non piangi tutto il giorno?
Mangi un’insalata in ufficio? Ti ammalerai: non hai paura per il tuo latte?
Non lo imbrachi nelle fasce portabebè? Ti perdi un mondo.

E ce ne sarebbero tante altre, davvero, di frasi da riportare, ma le mie preferite sono quelle che assumono il dogma per cui se non ritieni di dover fare un’esperienza, allora “ti perdi un mondo”.

Testuale.

Loro, quelle — perché sì, dalla mia esperienza sono soprattutto donne e nella quasi totalità mamme — che sanno già come è fatto il mondo nella sua interezza e lo conoscono talmente bene da riuscire a sintetizzarlo in una sola cosa, sono le mie preferite. Sono ricattatorie, vendono una promessa simile alla “facilità del se sai come farlo”: vendono quell’idea affascinante e conturbante che il mondo possa essere, nella sua totalità, raggiungibile. Perfetto. Ergonomico. Comodo. Liscio. Vendono il pieno, che è l’idea stessa, e a ben guardare anche il vuoto, ovvero la sua mancanza che è la colpa.

Il senso di colpa.

Perdonateci noi che abbiamo appena fatto un figlio solo, perdonateci se siamo così poco avvezzi alla possibilità di vedere tutto dannatamente bene al primo colpo. Perdonateci noi che facciamo un passettino per volta e ci sembra di aver scalato una montagna. Perdonateci davvero tutte le ingenuità possibili. Ma per il senso di colpa non vi perdonerò mai. Quello è proprio meschino.

Il senso di colpa lo regalano in sala parto, se pensi di voler fare un cesareo, se pensi che il dolore non lo vuoi sopportare, poi te lo fanno trovare assieme al fagotto, se sei una mamma che non vuole allattare. E te lo attaccano anche dopo, ogni volta che ce ne sarà bisogno, per tutte le ragioni possibili. Si insinua nei cuscini, nelle lenzuola, negli occhi di chi ti visita e ti deve consigliare, nelle mani di chi ti deve aiutare. E te lo regala anche la mamma che ti dice che è colpa tua, se non fai come vuoi tu, è colpa tua se non sai come fare a fare tutto. È sempre colpa tua l’idea e il suo contrario, ma non sarà mai colpa tua se non sai lavargli il naso con la soluzione fisiologica. Eppure è su questo che si regge ogni inverno di un neonato e di un bambino.

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Milano. 📚 ”Steffi Graf” (66thand2nd)“Il terzo incomodo” (Baldini + Castoldi). elenamarinelli.it

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Elena Marinelli

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Milano. 📚 ”Steffi Graf” (66thand2nd)“Il terzo incomodo” (Baldini + Castoldi). elenamarinelli.it